Iraq campione d’Asia

L’Iraq ha completato l’impresa. La squadra guidata dal tecnico Vieira, dimissionario e destinato alla panchina della Corea del Sud, ha battuto 1-0 la compagine dell’Arabia Saudita e si è lauretata campione d’Asia. Il gol decisivo è stato segnato da Khalef al 72′. I tifosi hanno rotto il coprifuoco, varato dalle autorità di Baghdad, riversandosi nelle strade per festeggiare il titolo ottenuto dalla Nazionale in Indonesia.

Sport e cronaca, quella fredda di una guerra infinita, si fondono fatalmente e l’eco del giubilo dei giocatori iracheni a Giacarta risuona negli spari dei kalashnikov per le strade di Baghdad. In Indonesia va in scena una festa attesa, insperata ma cercata con forza dall’undici di Vieira, mago brasiliano della panchina in procinto di accasarsi a Seoul; in patria scoppia il delirio per un suuccesso storico, il primo di un certo rilievo per il pallone iracheno. Uno a zero all’Arabia Saudita, favorita d’obbligo della finale della Coppa d’Asia, e via libera ai sorrisi e alle preghiere di ringraziamento. Scene che possono commuovere, pensando a cosa è stato allenarsi in un Paese martoriato, annichilito da anni di guerra; immagini che lasciano un gusto di rivincita che pervade ogni odore e ogni sapore di questa vittoria. L’eroe del giorno è Kahlef Mahmoud Younis, che al 72′ firma la rete che regala la più grande soddisfazione della storia agli appassionati iracheni.

A Baghdad, invece, le facce del giorno sono quelle invasate dei tifosi, che sfidano il coprifuoco indetto dalle autorità e si riversano per le strade. Urla, canti inneggianti ad Allah, a dimostrare che ogni divinità riceve futili richieste pallonare nelle preghierine della sera, i canonici colpi di fucile. Proprio quelli che si volevano evitare, memori dei sette morti accidentali durante la festa per il conseguimento della finale. Per quanto riguarda il resto, il terrorismo e la sua voglia di morte, l’invasione della città da parte dei tifosi festanti somiglia a una sorta di riserva di caccia, specie in considerazione degli ultimi attentati in occasione della festa già citata di qualche giorno fa. Cinquanta morti e tanta paura, ma la speranza è che stavolta anche i cattivi possano distrarsi e festeggiare una storica impresa sportiva.

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